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if STATO==ATTIVO di Alessandro Franco
Meccaniche della Meraviglia 20 inaugura l’edizione 2026 con if STATO == "ATTIVO", personale di Alessandro Franco, giovane vincitore dell’edizione 2025 del Premio Nocivelli. La mostra, curata da Daniele Astrologo Abadal e realizzata in collaborazione con il Premio, è visitabile dal 10 maggio al 21 giugno presso Leonesia – Fondazione Vittorio Leonesio a Puegnago del Garda (BS).
L’esposizione prevede la realizzazione di un’installazione ambientale site specific, suscettibile alla presenza del pubblico e volta ad indagare il contesto territoriale e architettonico della Fondazione.
Alessandro Franco (Crotone, 1996) concentra le proprie ricerche sulla sperimentazione multidisciplinare dall’esito spesso installativo. Per la ventesima edizione di Meccaniche della Meraviglia, l’artista ha progettato un sistema installativo che trasforma l’ex stalla di Leonesia – Fondazione Vittorio Leonesio in un ambiente operativo continuo, riattivandone le logiche infrastrutturali originarie, in quanto luogo deputato al lavoro e alla fatica.
In if STATO == "ATTIVO", sound art e arte cinetica si uniscono per dar vita ad un’opera di critica politica contemporanea. L’artista si interroga sullo sviluppo tecnologico dei regimi di funzionamento e di come questo modelli la soggettività umana, costantemente sottoposta ad un riadattamento nei confronti della macchina.
L’installazione si articola nei due piani dell’ex stalla, abitati da strutture metalliche e circuiti fluidi in ricircolo permanente, la cui operatività si configura come condizione persistente e non finalizzata. Un sistema di microfoni e software rielabora l’ambiente acustico prodotto dalle macchine, dall’architettura e dalla presenza dei visitatori, per restituirlo sotto forma di paesaggio sonoro dinamico.
Franco costruisce un dispositivo esperienziale in cui sforzo, ripetizione e continuità diventano percepibili come ambiente che interroga la convergenza tra sistemi tecnici e condizioni contemporanee dell’esistenza.
La fatica non è qui tematizzata come rappresentazione narrativa, ma come inerzia funzionale: un automatismo che persiste in quanto costruito per persistere, configurando l’ambiente come campo di durata e ripetizione piuttosto che come luogo di produzione e risultato.
if STATO == "ATTIVO" estetizza i processi lavorativi, rendendo percepibile e visibile la condizione contemporanea di romanticizzazione della fatica. La mostra si completa di un dispositivo-libro, organismo editoriale autonomo e portatile, che fonde la dimensione umana – l’intervento grafico del curatore – e le nuove frontiere della tecnologia, rappresentate dalla componente sonora dell’Intelligenza Artificiale.
Alessandro Franco
Alessandro Franco (Crotone, 1996) vive, studia e lavora a Napoli. La sua ricerca intreccia suono e scultura cinetica, generando ambienti in cui la materia si anima e lo spazio si fa organismo sensibile. La sua pratica si muove tra il visibile e l’udibile, esplorando il potere trasformativo del suono come materia viva. La formazione accademica in Scultura, unita a una costante sperimentazione musicale autodidatta, lo conduce verso un linguaggio transdisciplinare in cui elementi naturali e artificiali, meccanici ed elettronici, convivono in un equilibrio fragile e mutevole. Le sue opere si configurano come circuiti aperti, sistemi che respirano, evocando instabilità e incertezza come condizioni esistenziali, riflettendo sul fragile equilibrio tra macchina e organismo, artificiale e naturale.
https://premionocivelli.it/author/alessandro-franco/
⏳ Dal 10 maggio al 21 giugno
📍 Leonessa - Fondazione Vittorio Leonesio
via G. Palazzi 15, Puegnago d/G
L’esposizione prevede la realizzazione di un’installazione ambientale site specific, suscettibile alla presenza del pubblico e volta ad indagare il contesto territoriale e architettonico della Fondazione.
Alessandro Franco (Crotone, 1996) concentra le proprie ricerche sulla sperimentazione multidisciplinare dall’esito spesso installativo. Per la ventesima edizione di Meccaniche della Meraviglia, l’artista ha progettato un sistema installativo che trasforma l’ex stalla di Leonesia – Fondazione Vittorio Leonesio in un ambiente operativo continuo, riattivandone le logiche infrastrutturali originarie, in quanto luogo deputato al lavoro e alla fatica.
In if STATO == "ATTIVO", sound art e arte cinetica si uniscono per dar vita ad un’opera di critica politica contemporanea. L’artista si interroga sullo sviluppo tecnologico dei regimi di funzionamento e di come questo modelli la soggettività umana, costantemente sottoposta ad un riadattamento nei confronti della macchina.
L’installazione si articola nei due piani dell’ex stalla, abitati da strutture metalliche e circuiti fluidi in ricircolo permanente, la cui operatività si configura come condizione persistente e non finalizzata. Un sistema di microfoni e software rielabora l’ambiente acustico prodotto dalle macchine, dall’architettura e dalla presenza dei visitatori, per restituirlo sotto forma di paesaggio sonoro dinamico.
Franco costruisce un dispositivo esperienziale in cui sforzo, ripetizione e continuità diventano percepibili come ambiente che interroga la convergenza tra sistemi tecnici e condizioni contemporanee dell’esistenza.
La fatica non è qui tematizzata come rappresentazione narrativa, ma come inerzia funzionale: un automatismo che persiste in quanto costruito per persistere, configurando l’ambiente come campo di durata e ripetizione piuttosto che come luogo di produzione e risultato.
if STATO == "ATTIVO" estetizza i processi lavorativi, rendendo percepibile e visibile la condizione contemporanea di romanticizzazione della fatica. La mostra si completa di un dispositivo-libro, organismo editoriale autonomo e portatile, che fonde la dimensione umana – l’intervento grafico del curatore – e le nuove frontiere della tecnologia, rappresentate dalla componente sonora dell’Intelligenza Artificiale.
Alessandro Franco
Alessandro Franco (Crotone, 1996) vive, studia e lavora a Napoli. La sua ricerca intreccia suono e scultura cinetica, generando ambienti in cui la materia si anima e lo spazio si fa organismo sensibile. La sua pratica si muove tra il visibile e l’udibile, esplorando il potere trasformativo del suono come materia viva. La formazione accademica in Scultura, unita a una costante sperimentazione musicale autodidatta, lo conduce verso un linguaggio transdisciplinare in cui elementi naturali e artificiali, meccanici ed elettronici, convivono in un equilibrio fragile e mutevole. Le sue opere si configurano come circuiti aperti, sistemi che respirano, evocando instabilità e incertezza come condizioni esistenziali, riflettendo sul fragile equilibrio tra macchina e organismo, artificiale e naturale.
https://premionocivelli.it/author/alessandro-franco/
⏳ Dal 10 maggio al 21 giugno
📍 Leonessa - Fondazione Vittorio Leonesio
via G. Palazzi 15, Puegnago d/G

Così lontani, così vicini
Davide Rivalta (Bologna, 1974), scultore apprezzato a livello internazionale, prende nuovamente parte a Meccaniche della Meraviglia, dopo la partecipazione all’edizione 2023.
Per la ventesima rassegna, l’artista presenta un ghepardo ed un orso, esemplari fortemente significativi sin dall’antichità. Il primo è simbolo di eleganza senza tempo – fino ad avere poteri apotropaici in culture lontane – mentre il secondo raffigura il vigore ma anche l’introspezione. Entrambi richiamano una duplice forza: la potenza naturale che i due animali rappresentano autonomamente e la loro trasmutazione artificiale attraverso l’energia incandescente del metallo di cui sono costituiti.
Così lontani, così vicini trova una corrispondenza storica e geografica con la Città di Gardone: luogo di memoria della Belle Époque e di vita del poeta Gabriele D’Annunzio, vissuta tra decadenza ed esotismo, di cui le opere di Rivalta sono eco contemporaneo.
Le fiere tipiche dell’artista rappresentano un esempio eccellente di anti-monumento: “Rivalta non vuole creare idoli perfetti e immobili nel tempo, monumenti a ideali irraggiungibili, ma forme plastiche cariche di vita vissuta che vogliono abitare lo spazio e il tempo della contemporaneità, i luoghi di tutti, parchi e strade, piazze e chiostri, giardini e vicoli.” – commentano le due curatrici Ilaria Bignotti e Camilla Remondina.
Attraverso il proprio lavoro, Rivalta fotografa l’attimo fuggente, la vitalità insita nella natura e nelle sue manifestazioni animali; rende eterno un istante perfetto, grazie alla tecnica della fusione a cera persa, antica e complicata, che diventa antidoto alla rapidità della società contemporanea.
Davide Rivalta
Davide Rivalta (Bologna, 1974), artista di rilievo internazionale, vive e lavora a Bologna. Predilige il disegno, la pittura e la scultura; quest’ultima si concentra sulla rappresentazione di animali, riprodotti in bronzo ed altri metalli. La personale fascinazione che l’artista prova verso il regno animale lo conduce ad amplificare la maestosità dei propri soggetti, donando alle sculture un’aura di libertà e una profonda relazione con l’ambiente che le accoglie.
Alcuni dei suoi lavori sono esposti in modo permanente nelle città di Ravenna, Rimini, Trieste, San Martino in Rio (Reggio Emilia), Neuchâtel, Firenze, Roma, Mougins e Dublino. Nel 2010 ha partecipato alla prima edizione della Aichi Triennale (“Arts and Cities”) a Nagoya e nel 2019 alla XXII Triennale di Milano. A partire dal 2017 ha iniziato ad installare le sue opere negli ambienti urbani, prima ad Antibes (2017), poi a Neuchâtel e Gstaad (2018) e a Mougins (2020). Nel 2025 ha inaugurato la sua prima personale in Arabia Saudita, Merging Landscapes, curata da Omar Al Braik, ad Al Nafal Park a Riyadh.
Per la ventesima rassegna, l’artista presenta un ghepardo ed un orso, esemplari fortemente significativi sin dall’antichità. Il primo è simbolo di eleganza senza tempo – fino ad avere poteri apotropaici in culture lontane – mentre il secondo raffigura il vigore ma anche l’introspezione. Entrambi richiamano una duplice forza: la potenza naturale che i due animali rappresentano autonomamente e la loro trasmutazione artificiale attraverso l’energia incandescente del metallo di cui sono costituiti.
Così lontani, così vicini trova una corrispondenza storica e geografica con la Città di Gardone: luogo di memoria della Belle Époque e di vita del poeta Gabriele D’Annunzio, vissuta tra decadenza ed esotismo, di cui le opere di Rivalta sono eco contemporaneo.
Le fiere tipiche dell’artista rappresentano un esempio eccellente di anti-monumento: “Rivalta non vuole creare idoli perfetti e immobili nel tempo, monumenti a ideali irraggiungibili, ma forme plastiche cariche di vita vissuta che vogliono abitare lo spazio e il tempo della contemporaneità, i luoghi di tutti, parchi e strade, piazze e chiostri, giardini e vicoli.” – commentano le due curatrici Ilaria Bignotti e Camilla Remondina.
Attraverso il proprio lavoro, Rivalta fotografa l’attimo fuggente, la vitalità insita nella natura e nelle sue manifestazioni animali; rende eterno un istante perfetto, grazie alla tecnica della fusione a cera persa, antica e complicata, che diventa antidoto alla rapidità della società contemporanea.
Davide Rivalta
Davide Rivalta (Bologna, 1974), artista di rilievo internazionale, vive e lavora a Bologna. Predilige il disegno, la pittura e la scultura; quest’ultima si concentra sulla rappresentazione di animali, riprodotti in bronzo ed altri metalli. La personale fascinazione che l’artista prova verso il regno animale lo conduce ad amplificare la maestosità dei propri soggetti, donando alle sculture un’aura di libertà e una profonda relazione con l’ambiente che le accoglie.
Alcuni dei suoi lavori sono esposti in modo permanente nelle città di Ravenna, Rimini, Trieste, San Martino in Rio (Reggio Emilia), Neuchâtel, Firenze, Roma, Mougins e Dublino. Nel 2010 ha partecipato alla prima edizione della Aichi Triennale (“Arts and Cities”) a Nagoya e nel 2019 alla XXII Triennale di Milano. A partire dal 2017 ha iniziato ad installare le sue opere negli ambienti urbani, prima ad Antibes (2017), poi a Neuchâtel e Gstaad (2018) e a Mougins (2020). Nel 2025 ha inaugurato la sua prima personale in Arabia Saudita, Merging Landscapes, curata da Omar Al Braik, ad Al Nafal Park a Riyadh.

Raccogliere cadute
Il tema centrale dell’esposizione è la rovina, intesa come conseguenza dell’abbandono, rappresentata ed espressa tramite il medium del disegno, eseguito principalmente a pastello su carta.
Giuliano Guatta (San Felice del Benaco, 1967) avvia la produzione della serie esposta prendendo in esame ruderi abbandonati e objets trouvés in senso letterale, ormai privi della loro funzione originaria e segnati dall’oblio.
Guatta sperimenta diverse modalità di approccio al disegno, attraversando quattro gradi di relazione con l’immagine rappresentata: il disegno diretto all’interno della rovina, quello mediato dalla fotografia, o ancora, una manipolazione diretta dell’oggetto abbandonato ed, infine, un “calco” dinamico del materiale sul foglio.
L’atto di disegnare ciò che è in rovina parte da un’osservazione diretta, nella quale l’artista non è spettatore esterno ma si immerge completamente, compiendo l’atto creativo. All’inizio degli anni ‘90 l’artista disegnava già en plein air nella Valle delle Cartiere, in particolare all’interno dei ruderi della prima cartiera; i disegni realizzati nel periodo giovanile si contrappongono a quelli odierni in cui l’artista opera esternamente agli edifici.
In occasione del 20 giugno l’artista realizzerà SonuSignum, progetto multimediale e multidisciplinare, nato dalla collaborazione fra l’artista e il chitarrista Massimo Menotti. Attraverso la ciclicità estemporanea dell’interazione tra gesto e suono si genera gradualmente un’immagine stratificata, figlia dell’incontro fra ritmo del segno e forma del suono.
Giuliano Guatta
Giuliano Guatta (San Felice del Benaco, 1967), vive e lavora in provincia di Mantova.
Diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti Brera, Milano. Dopo gli studi intraprende l’attività espositiva con mostre personali e collettive in spazi pubblici e gallerie private in Italia e all’estero. Dal 2008 indirizza la propria pratica verso la dimensione gestuale, visiva e sonora del segno, Ginnica del Segno, che si attua attraverso laboratori e performance. In questa prospettiva, nel 2023, ha dato vita, con il chitarrista e compositore Massimo Menotti, a SonuSignum, progetto performativo che esplora le possibilità di interazione tra suono, segno e spazio.
È docente di Anatomia Artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia.
Giuliano Guatta (San Felice del Benaco, 1967) avvia la produzione della serie esposta prendendo in esame ruderi abbandonati e objets trouvés in senso letterale, ormai privi della loro funzione originaria e segnati dall’oblio.
Guatta sperimenta diverse modalità di approccio al disegno, attraversando quattro gradi di relazione con l’immagine rappresentata: il disegno diretto all’interno della rovina, quello mediato dalla fotografia, o ancora, una manipolazione diretta dell’oggetto abbandonato ed, infine, un “calco” dinamico del materiale sul foglio.
L’atto di disegnare ciò che è in rovina parte da un’osservazione diretta, nella quale l’artista non è spettatore esterno ma si immerge completamente, compiendo l’atto creativo. All’inizio degli anni ‘90 l’artista disegnava già en plein air nella Valle delle Cartiere, in particolare all’interno dei ruderi della prima cartiera; i disegni realizzati nel periodo giovanile si contrappongono a quelli odierni in cui l’artista opera esternamente agli edifici.
In occasione del 20 giugno l’artista realizzerà SonuSignum, progetto multimediale e multidisciplinare, nato dalla collaborazione fra l’artista e il chitarrista Massimo Menotti. Attraverso la ciclicità estemporanea dell’interazione tra gesto e suono si genera gradualmente un’immagine stratificata, figlia dell’incontro fra ritmo del segno e forma del suono.
Giuliano Guatta
Giuliano Guatta (San Felice del Benaco, 1967), vive e lavora in provincia di Mantova.
Diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti Brera, Milano. Dopo gli studi intraprende l’attività espositiva con mostre personali e collettive in spazi pubblici e gallerie private in Italia e all’estero. Dal 2008 indirizza la propria pratica verso la dimensione gestuale, visiva e sonora del segno, Ginnica del Segno, che si attua attraverso laboratori e performance. In questa prospettiva, nel 2023, ha dato vita, con il chitarrista e compositore Massimo Menotti, a SonuSignum, progetto performativo che esplora le possibilità di interazione tra suono, segno e spazio.
È docente di Anatomia Artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia.

Un cielo dopo il cielo
Le opere scultoree e pittoriche nascono da una profonda fascinazione dell’artista per la volta celeste e per il senso di vertigine che accompagna la consapevolezza della posizione umana nell’universo. La terra e la galassia diventano per Cascella iconografie attraverso cui affrontare il rapporto tra l’uomo e l’infinito.
I lavori scultorei sono caratterizzati maggiormente dall’assenza rispetto alla presenza del metallo di cui sono costituite: leggere e leggiadre, mosse dal vento in una traiettoria organica, registrano il continuo mutamento dell’universo. Puntualizza l’artista: “Il cielo, lo spazio infinito è il fondale dei miei tondi, delle mie comete tracciate con segno ferrigno nel vuoto. Le sculture si muovono spostate dal vento, una sorta di banderuole a ricordarci che nulla è statico”.
Tra i lavori esposti compare una grande luna sospesa che dialoga con un sole dipinto a terra suggerendo un eclissi immaginaria. Entrambi si presentano come figure simboliche nelle quali numeri e geometrie alludono all’esistenza di un ordine cosmico che sfugge alla comprensione pienamente razionale.
Cascella spiega così la sua produzione pittorica: “Nella mia pittura voglio suggerire lo spazio infinito letto come per fotogrammi. Destra e sinistra, sopra e sotto, il quadro prosegue nel tempo e nello spazio. Rappresento, si fa per dire, una piccola finestra di pura immaginazione e sta a chi guarda, allo spettatore del quadro, l’immaginarlo come un cielo, come un paesaggio che continua oltre l’inquadratura del dipinto.”
Tommaso Cascella
Tommaso Cascella (Roma, 1951) individua nella pittura e nella scultura i linguaggi a lui più affini e naturali, grazie al contatto con il patrimonio accumulato dalla sua famiglia per diverse generazioni.
La sua pittura tende a una trasposizione tridimensionale e ad una simbiosi con la sua scultura in bronzo. Le intense composizioni cromatiche sono una vera e propria architettura, costellata di simboli, quasi un alfabeto alchemico. La sua arte è destinata ad una contaminazione di vista e senso. I titoli delle sue opere, di solito estrapolati da poesia e letteratura, dimostrano la sua grande passione per la lettura. La prima mostra personale di Cascella si è tenuta nella Galleria di Luigi De Ambrogi a Milano nel 1985. Da allora l'artista ha tenuto numerose personali e collettive.
https://www.tommasocascella.com/
I lavori scultorei sono caratterizzati maggiormente dall’assenza rispetto alla presenza del metallo di cui sono costituite: leggere e leggiadre, mosse dal vento in una traiettoria organica, registrano il continuo mutamento dell’universo. Puntualizza l’artista: “Il cielo, lo spazio infinito è il fondale dei miei tondi, delle mie comete tracciate con segno ferrigno nel vuoto. Le sculture si muovono spostate dal vento, una sorta di banderuole a ricordarci che nulla è statico”.
Tra i lavori esposti compare una grande luna sospesa che dialoga con un sole dipinto a terra suggerendo un eclissi immaginaria. Entrambi si presentano come figure simboliche nelle quali numeri e geometrie alludono all’esistenza di un ordine cosmico che sfugge alla comprensione pienamente razionale.
Cascella spiega così la sua produzione pittorica: “Nella mia pittura voglio suggerire lo spazio infinito letto come per fotogrammi. Destra e sinistra, sopra e sotto, il quadro prosegue nel tempo e nello spazio. Rappresento, si fa per dire, una piccola finestra di pura immaginazione e sta a chi guarda, allo spettatore del quadro, l’immaginarlo come un cielo, come un paesaggio che continua oltre l’inquadratura del dipinto.”
Tommaso Cascella
Tommaso Cascella (Roma, 1951) individua nella pittura e nella scultura i linguaggi a lui più affini e naturali, grazie al contatto con il patrimonio accumulato dalla sua famiglia per diverse generazioni.
La sua pittura tende a una trasposizione tridimensionale e ad una simbiosi con la sua scultura in bronzo. Le intense composizioni cromatiche sono una vera e propria architettura, costellata di simboli, quasi un alfabeto alchemico. La sua arte è destinata ad una contaminazione di vista e senso. I titoli delle sue opere, di solito estrapolati da poesia e letteratura, dimostrano la sua grande passione per la lettura. La prima mostra personale di Cascella si è tenuta nella Galleria di Luigi De Ambrogi a Milano nel 1985. Da allora l'artista ha tenuto numerose personali e collettive.
https://www.tommasocascella.com/
MECCANICHE DELLA MERAVIGLIA 20

IF STATO==ATTIVO
Meccaniche della Meraviglia 20 inaugura l’edizione 2026 con if STATO == "ATTIVO", personale di Alessandro Franco, giovane vincitore dell’edizione 2025 del Premio Nocivelli. La mostra, curata da Daniele Astrologo Abadal e realizzata in collaborazione con il Premio, è visitabile dal 10 maggio al 21 giugno presso Leonesia – Fondazione Vittorio Leonesio a Puegnago del Garda (BS).
L’esposizione prevede la realizzazione di un’installazione ambientale site specific, suscettibile alla presenza del pubblico e volta ad indagare il contesto territoriale e architettonico della Fondazione.
Alessandro Franco (Crotone, 1996) concentra le proprie ricerche sulla sperimentazione multidisciplinare dall’esito spesso installativo. Per la ventesima edizione di Meccaniche della Meraviglia, l’artista ha progettato un sistema installativo che trasforma l’ex stalla di Leonesia – Fondazione Vittorio Leonesio in un ambiente operativo continuo, riattivandone le logiche infrastrutturali originarie, in quanto luogo deputato al lavoro e alla fatica.
In if STATO == "ATTIVO", sound art e arte cinetica si uniscono per dar vita ad un’opera di critica politica contemporanea. L’artista si interroga sullo sviluppo tecnologico dei regimi di funzionamento e di come questo modelli la soggettività umana, costantemente sottoposta ad un riadattamento nei confronti della macchina.
L’installazione si articola nei due piani dell’ex stalla, abitati da strutture metalliche e circuiti fluidi in ricircolo permanente, la cui operatività si configura come condizione persistente e non finalizzata. Un sistema di microfoni e software rielabora l’ambiente acustico prodotto dalle macchine, dall’architettura e dalla presenza dei visitatori, per restituirlo sotto forma di paesaggio sonoro dinamico.
Franco costruisce un dispositivo esperienziale in cui sforzo, ripetizione e continuità diventano percepibili come ambiente che interroga la convergenza tra sistemi tecnici e condizioni contemporanee dell’esistenza.
La fatica non è qui tematizzata come rappresentazione narrativa, ma come inerzia funzionale: un automatismo che persiste in quanto costruito per persistere, configurando l’ambiente come campo di durata e ripetizione piuttosto che come luogo di produzione e risultato.
if STATO == "ATTIVO" estetizza i processi lavorativi, rendendo percepibile e visibile la condizione contemporanea di romanticizzazione della fatica. La mostra si completa di un dispositivo-libro, organismo editoriale autonomo e portatile, che fonde la dimensione umana – l’intervento grafico del curatore – e le nuove frontiere della tecnologia, rappresentate dalla componente sonora dell’Intelligenza Artificiale.
Alessandro Franco
Alessandro Franco (Crotone, 1996) vive, studia e lavora a Napoli. La sua ricerca intreccia suono e scultura cinetica, generando ambienti in cui la materia si anima e lo spazio si fa organismo sensibile. La sua pratica si muove tra il visibile e l’udibile, esplorando il potere trasformativo del suono come materia viva. La formazione accademica in Scultura, unita a una costante sperimentazione musicale autodidatta, lo conduce verso un linguaggio transdisciplinare in cui elementi naturali e artificiali, meccanici ed elettronici, convivono in un equilibrio fragile e mutevole. Le sue opere si configurano come circuiti aperti, sistemi che respirano, evocando instabilità e incertezza come condizioni esistenziali, riflettendo sul fragile equilibrio tra macchina e organismo, artificiale e naturale.
https://premionocivelli.it/author/alessandro-franco/
⏳ Dal 10 maggio al 21 giugno
📍 Leonessa - Fondazione Vittorio Leonesio
via G. Palazzi 15, Puegnago d/G
L’esposizione prevede la realizzazione di un’installazione ambientale site specific, suscettibile alla presenza del pubblico e volta ad indagare il contesto territoriale e architettonico della Fondazione.
Alessandro Franco (Crotone, 1996) concentra le proprie ricerche sulla sperimentazione multidisciplinare dall’esito spesso installativo. Per la ventesima edizione di Meccaniche della Meraviglia, l’artista ha progettato un sistema installativo che trasforma l’ex stalla di Leonesia – Fondazione Vittorio Leonesio in un ambiente operativo continuo, riattivandone le logiche infrastrutturali originarie, in quanto luogo deputato al lavoro e alla fatica.
In if STATO == "ATTIVO", sound art e arte cinetica si uniscono per dar vita ad un’opera di critica politica contemporanea. L’artista si interroga sullo sviluppo tecnologico dei regimi di funzionamento e di come questo modelli la soggettività umana, costantemente sottoposta ad un riadattamento nei confronti della macchina.
L’installazione si articola nei due piani dell’ex stalla, abitati da strutture metalliche e circuiti fluidi in ricircolo permanente, la cui operatività si configura come condizione persistente e non finalizzata. Un sistema di microfoni e software rielabora l’ambiente acustico prodotto dalle macchine, dall’architettura e dalla presenza dei visitatori, per restituirlo sotto forma di paesaggio sonoro dinamico.
Franco costruisce un dispositivo esperienziale in cui sforzo, ripetizione e continuità diventano percepibili come ambiente che interroga la convergenza tra sistemi tecnici e condizioni contemporanee dell’esistenza.
La fatica non è qui tematizzata come rappresentazione narrativa, ma come inerzia funzionale: un automatismo che persiste in quanto costruito per persistere, configurando l’ambiente come campo di durata e ripetizione piuttosto che come luogo di produzione e risultato.
if STATO == "ATTIVO" estetizza i processi lavorativi, rendendo percepibile e visibile la condizione contemporanea di romanticizzazione della fatica. La mostra si completa di un dispositivo-libro, organismo editoriale autonomo e portatile, che fonde la dimensione umana – l’intervento grafico del curatore – e le nuove frontiere della tecnologia, rappresentate dalla componente sonora dell’Intelligenza Artificiale.
Alessandro Franco
Alessandro Franco (Crotone, 1996) vive, studia e lavora a Napoli. La sua ricerca intreccia suono e scultura cinetica, generando ambienti in cui la materia si anima e lo spazio si fa organismo sensibile. La sua pratica si muove tra il visibile e l’udibile, esplorando il potere trasformativo del suono come materia viva. La formazione accademica in Scultura, unita a una costante sperimentazione musicale autodidatta, lo conduce verso un linguaggio transdisciplinare in cui elementi naturali e artificiali, meccanici ed elettronici, convivono in un equilibrio fragile e mutevole. Le sue opere si configurano come circuiti aperti, sistemi che respirano, evocando instabilità e incertezza come condizioni esistenziali, riflettendo sul fragile equilibrio tra macchina e organismo, artificiale e naturale.
https://premionocivelli.it/author/alessandro-franco/
⏳ Dal 10 maggio al 21 giugno
📍 Leonessa - Fondazione Vittorio Leonesio
via G. Palazzi 15, Puegnago d/G

Così lontani, così vicini
L’esposizione curata da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina è on view dal 20 giugno al 30 agosto 2026, in Piazza Marconi a Gardone Riviera, sulle sponde bresciane del Lago di Garda.
Davide Rivalta (Bologna, 1974), scultore apprezzato a livello internazionale, prende nuovamente parte a Meccaniche della Meraviglia, dopo la partecipazione all’edizione 2023.
Per la ventesima rassegna, l’artista presenta un ghepardo ed un orso, esemplari fortemente significativi sin dall’antichità. Il primo è simbolo di eleganza senza tempo – fino ad avere poteri apotropaici in culture lontane – mentre il secondo raffigura il vigore ma anche l’introspezione. Entrambi richiamano una duplice forza: la potenza naturale che i due animali rappresentano autonomamente e la loro trasmutazione artificiale attraverso l’energia incandescente del metallo di cui sono costituiti.
Così lontani, così vicini trova una corrispondenza storica e geografica con la Città di Gardone: luogo di memoria della Belle Époque e di vita del poeta Gabriele D’Annunzio, vissuta tra decadenza ed esotismo, di cui le opere di Rivalta sono eco contemporaneo.
Le fiere tipiche dell’artista rappresentano un esempio eccellente di anti-monumento: “Rivalta non vuole creare idoli perfetti e immobili nel tempo, monumenti a ideali irraggiungibili, ma forme plastiche cariche di vita vissuta che vogliono abitare lo spazio e il tempo della contemporaneità, i luoghi di tutti, parchi e strade, piazze e chiostri, giardini e vicoli.” – commentano le due curatrici Ilaria Bignotti e Camilla Remondina.
Attraverso il proprio lavoro, Rivalta fotografa l’attimo fuggente, la vitalità insita nella natura e nelle sue manifestazioni animali; rende eterno un istante perfetto, grazie alla tecnica della fusione a cera persa, antica e complicata, che diventa antidoto alla rapidità della società contemporanea.
Davide Rivalta
Davide Rivalta (Bologna, 1974), artista di rilievo internazionale, vive e lavora a Bologna. Predilige il disegno, la pittura e la scultura; quest’ultima si concentra sulla rappresentazione di animali, riprodotti in bronzo ed altri metalli. La personale fascinazione che l’artista prova verso il regno animale lo conduce ad amplificare la maestosità dei propri soggetti, donando alle sculture un’aura di libertà e una profonda relazione con l’ambiente che le accoglie.
Alcuni dei suoi lavori sono esposti in modo permanente nelle città di Ravenna, Rimini, Trieste, San Martino in Rio (Reggio Emilia), Neuchâtel, Firenze, Roma, Mougins e Dublino. Nel 2010 ha partecipato alla prima edizione della Aichi Triennale (“Arts and Cities”) a Nagoya e nel 2019 alla XXII Triennale di Milano. A partire dal 2017 ha iniziato ad installare le sue opere negli ambienti urbani, prima ad Antibes (2017), poi a Neuchâtel e Gstaad (2018) e a Mougins (2020). Nel 2025 ha inaugurato la sua prima personale in Arabia Saudita, Merging Landscapes, curata da Omar Al Braik, ad Al Nafal Park a Riyadh. https://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Rivalta
Davide Rivalta (Bologna, 1974), scultore apprezzato a livello internazionale, prende nuovamente parte a Meccaniche della Meraviglia, dopo la partecipazione all’edizione 2023.
Per la ventesima rassegna, l’artista presenta un ghepardo ed un orso, esemplari fortemente significativi sin dall’antichità. Il primo è simbolo di eleganza senza tempo – fino ad avere poteri apotropaici in culture lontane – mentre il secondo raffigura il vigore ma anche l’introspezione. Entrambi richiamano una duplice forza: la potenza naturale che i due animali rappresentano autonomamente e la loro trasmutazione artificiale attraverso l’energia incandescente del metallo di cui sono costituiti.
Così lontani, così vicini trova una corrispondenza storica e geografica con la Città di Gardone: luogo di memoria della Belle Époque e di vita del poeta Gabriele D’Annunzio, vissuta tra decadenza ed esotismo, di cui le opere di Rivalta sono eco contemporaneo.
Le fiere tipiche dell’artista rappresentano un esempio eccellente di anti-monumento: “Rivalta non vuole creare idoli perfetti e immobili nel tempo, monumenti a ideali irraggiungibili, ma forme plastiche cariche di vita vissuta che vogliono abitare lo spazio e il tempo della contemporaneità, i luoghi di tutti, parchi e strade, piazze e chiostri, giardini e vicoli.” – commentano le due curatrici Ilaria Bignotti e Camilla Remondina.
Attraverso il proprio lavoro, Rivalta fotografa l’attimo fuggente, la vitalità insita nella natura e nelle sue manifestazioni animali; rende eterno un istante perfetto, grazie alla tecnica della fusione a cera persa, antica e complicata, che diventa antidoto alla rapidità della società contemporanea.
Davide Rivalta
Davide Rivalta (Bologna, 1974), artista di rilievo internazionale, vive e lavora a Bologna. Predilige il disegno, la pittura e la scultura; quest’ultima si concentra sulla rappresentazione di animali, riprodotti in bronzo ed altri metalli. La personale fascinazione che l’artista prova verso il regno animale lo conduce ad amplificare la maestosità dei propri soggetti, donando alle sculture un’aura di libertà e una profonda relazione con l’ambiente che le accoglie.
Alcuni dei suoi lavori sono esposti in modo permanente nelle città di Ravenna, Rimini, Trieste, San Martino in Rio (Reggio Emilia), Neuchâtel, Firenze, Roma, Mougins e Dublino. Nel 2010 ha partecipato alla prima edizione della Aichi Triennale (“Arts and Cities”) a Nagoya e nel 2019 alla XXII Triennale di Milano. A partire dal 2017 ha iniziato ad installare le sue opere negli ambienti urbani, prima ad Antibes (2017), poi a Neuchâtel e Gstaad (2018) e a Mougins (2020). Nel 2025 ha inaugurato la sua prima personale in Arabia Saudita, Merging Landscapes, curata da Omar Al Braik, ad Al Nafal Park a Riyadh. https://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Rivalta

Raccogliere Cadute
La mostra curata da Serena Goldoni è visitabile dal 20 giugno al 30 agosto presso il Museo della Carta di Toscolano Maderno. In occasione dell’inaugurazione, l’artista realizzerà un’azione performativa.
Il tema centrale dell’esposizione è la rovina, intesa come conseguenza dell’abbandono, rappresentata ed espressa tramite il medium del disegno, eseguito principalmente a pastello su carta.
Giuliano Guatta (San Felice del Benaco, 1967) avvia la produzione della serie esposta prendendo in esame ruderi abbandonati e objets trouvés in senso letterale, ormai privi della loro funzione originaria e segnati dall’oblio.
Guatta sperimenta diverse modalità di approccio al disegno, attraversando quattro gradi di relazione con l’immagine rappresentata: il disegno diretto all’interno della rovina, quello mediato dalla fotografia, o ancora, una manipolazione diretta dell’oggetto abbandonato ed, infine, un “calco” dinamico del materiale sul foglio.
L’atto di disegnare ciò che è in rovina parte da un’osservazione diretta, nella quale l’artista non è spettatore esterno ma si immerge completamente, compiendo l’atto creativo. All’inizio degli anni ‘90 l’artista disegnava già en plein air nella Valle delle Cartiere, in particolare all’interno dei ruderi della prima cartiera; i disegni realizzati nel periodo giovanile si contrappongono a quelli odierni in cui l’artista opera esternamente agli edifici.
In occasione del 20 giugno l’artista realizzerà SonuSignum, progetto multimediale e multidisciplinare, nato dalla collaborazione fra l’artista e il chitarrista Massimo Menotti. Attraverso la ciclicità estemporanea dell’interazione tra gesto e suono si genera gradualmente un’immagine stratificata, figlia dell’incontro fra ritmo del segno e forma del suono.
Giuliano Guatta
Giuliano Guatta (San Felice del Benaco, 1967), vive e lavora in provincia di Mantova.
Diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti Brera, Milano. Dopo gli studi intraprende l’attività espositiva con mostre personali e collettive in spazi pubblici e gallerie private in Italia e all’estero. Dal 2008 indirizza la propria pratica verso la dimensione gestuale, visiva e sonora del segno, Ginnica del Segno, che si attua attraverso laboratori e performance. In questa prospettiva, nel 2023, ha dato vita, con il chitarrista e compositore Massimo Menotti, a SonuSignum, progetto performativo che esplora le possibilità di interazione tra suono, segno e spazio.
È docente di Anatomia Artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia.
https://www.accademiasantagiulia.it/docenti-accademia-belle-arti/giuliano-guatta
Il tema centrale dell’esposizione è la rovina, intesa come conseguenza dell’abbandono, rappresentata ed espressa tramite il medium del disegno, eseguito principalmente a pastello su carta.
Giuliano Guatta (San Felice del Benaco, 1967) avvia la produzione della serie esposta prendendo in esame ruderi abbandonati e objets trouvés in senso letterale, ormai privi della loro funzione originaria e segnati dall’oblio.
Guatta sperimenta diverse modalità di approccio al disegno, attraversando quattro gradi di relazione con l’immagine rappresentata: il disegno diretto all’interno della rovina, quello mediato dalla fotografia, o ancora, una manipolazione diretta dell’oggetto abbandonato ed, infine, un “calco” dinamico del materiale sul foglio.
L’atto di disegnare ciò che è in rovina parte da un’osservazione diretta, nella quale l’artista non è spettatore esterno ma si immerge completamente, compiendo l’atto creativo. All’inizio degli anni ‘90 l’artista disegnava già en plein air nella Valle delle Cartiere, in particolare all’interno dei ruderi della prima cartiera; i disegni realizzati nel periodo giovanile si contrappongono a quelli odierni in cui l’artista opera esternamente agli edifici.
In occasione del 20 giugno l’artista realizzerà SonuSignum, progetto multimediale e multidisciplinare, nato dalla collaborazione fra l’artista e il chitarrista Massimo Menotti. Attraverso la ciclicità estemporanea dell’interazione tra gesto e suono si genera gradualmente un’immagine stratificata, figlia dell’incontro fra ritmo del segno e forma del suono.
Giuliano Guatta
Giuliano Guatta (San Felice del Benaco, 1967), vive e lavora in provincia di Mantova.
Diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti Brera, Milano. Dopo gli studi intraprende l’attività espositiva con mostre personali e collettive in spazi pubblici e gallerie private in Italia e all’estero. Dal 2008 indirizza la propria pratica verso la dimensione gestuale, visiva e sonora del segno, Ginnica del Segno, che si attua attraverso laboratori e performance. In questa prospettiva, nel 2023, ha dato vita, con il chitarrista e compositore Massimo Menotti, a SonuSignum, progetto performativo che esplora le possibilità di interazione tra suono, segno e spazio.
È docente di Anatomia Artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia.
https://www.accademiasantagiulia.it/docenti-accademia-belle-arti/giuliano-guatta

Un cielo dopo il cielo
Curata da Mariacristina Maccarinelli, la personale di Tommaso Cascella trasforma lo spazio espositivo in una costellazione di forme sospese e visioni cosmiche.
Le opere scultoree e pittoriche nascono da una profonda fascinazione dell’artista per la volta celeste e per il senso di vertigine che accompagna la consapevolezza della posizione umana nell’universo. La terra e la galassia diventano per Cascella iconografie attraverso cui affrontare il rapporto tra l’uomo e l’infinito.
I lavori scultorei sono caratterizzati maggiormente dall’assenza rispetto alla presenza del metallo di cui sono costituite: leggere e leggiadre, mosse dal vento in una traiettoria organica, registrano il continuo mutamento dell’universo. Puntualizza l’artista: “Il cielo, lo spazio infinito è il fondale dei miei tondi, delle mie comete tracciate con segno ferrigno nel vuoto. Le sculture si muovono spostate dal vento, una sorta di banderuole a ricordarci che nulla è statico”.
Tra i lavori esposti compare una grande luna sospesa che dialoga con un sole dipinto a terra suggerendo un eclissi immaginaria. Entrambi si presentano come figure simboliche nelle quali numeri e geometrie alludono all’esistenza di un ordine cosmico che sfugge alla comprensione pienamente razionale.
Cascella spiega così la sua produzione pittorica: “Nella mia pittura voglio suggerire lo spazio infinito letto come per fotogrammi. Destra e sinistra, sopra e sotto, il quadro prosegue nel tempo e nello spazio. Rappresento, si fa per dire, una piccola finestra di pura immaginazione e sta a chi guarda, allo spettatore del quadro, l’immaginarlo come un cielo, come un paesaggio che continua oltre l’inquadratura del dipinto.”
Tommaso Cascella
Tommaso Cascella (Roma, 1951) individua nella pittura e nella scultura i linguaggi a lui più affini e naturali, grazie al contatto con il patrimonio accumulato dalla sua famiglia per diverse generazioni.
La sua pittura tende a una trasposizione tridimensionale e ad una simbiosi con la sua scultura in bronzo. Le intense composizioni cromatiche sono una vera e propria architettura, costellata di simboli, quasi un alfabeto alchemico. La sua arte è destinata ad una contaminazione di vista e senso. I titoli delle sue opere, di solito estrapolati da poesia e letteratura, dimostrano la sua grande passione per la lettura. La prima mostra personale di Cascella si è tenuta nella Galleria di Luigi De Ambrogi a Milano nel 1985. Da allora l'artista ha tenuto numerose personali e collettive.
https://www.tommasocascella.com/
Le opere scultoree e pittoriche nascono da una profonda fascinazione dell’artista per la volta celeste e per il senso di vertigine che accompagna la consapevolezza della posizione umana nell’universo. La terra e la galassia diventano per Cascella iconografie attraverso cui affrontare il rapporto tra l’uomo e l’infinito.
I lavori scultorei sono caratterizzati maggiormente dall’assenza rispetto alla presenza del metallo di cui sono costituite: leggere e leggiadre, mosse dal vento in una traiettoria organica, registrano il continuo mutamento dell’universo. Puntualizza l’artista: “Il cielo, lo spazio infinito è il fondale dei miei tondi, delle mie comete tracciate con segno ferrigno nel vuoto. Le sculture si muovono spostate dal vento, una sorta di banderuole a ricordarci che nulla è statico”.
Tra i lavori esposti compare una grande luna sospesa che dialoga con un sole dipinto a terra suggerendo un eclissi immaginaria. Entrambi si presentano come figure simboliche nelle quali numeri e geometrie alludono all’esistenza di un ordine cosmico che sfugge alla comprensione pienamente razionale.
Cascella spiega così la sua produzione pittorica: “Nella mia pittura voglio suggerire lo spazio infinito letto come per fotogrammi. Destra e sinistra, sopra e sotto, il quadro prosegue nel tempo e nello spazio. Rappresento, si fa per dire, una piccola finestra di pura immaginazione e sta a chi guarda, allo spettatore del quadro, l’immaginarlo come un cielo, come un paesaggio che continua oltre l’inquadratura del dipinto.”
Tommaso Cascella
Tommaso Cascella (Roma, 1951) individua nella pittura e nella scultura i linguaggi a lui più affini e naturali, grazie al contatto con il patrimonio accumulato dalla sua famiglia per diverse generazioni.
La sua pittura tende a una trasposizione tridimensionale e ad una simbiosi con la sua scultura in bronzo. Le intense composizioni cromatiche sono una vera e propria architettura, costellata di simboli, quasi un alfabeto alchemico. La sua arte è destinata ad una contaminazione di vista e senso. I titoli delle sue opere, di solito estrapolati da poesia e letteratura, dimostrano la sua grande passione per la lettura. La prima mostra personale di Cascella si è tenuta nella Galleria di Luigi De Ambrogi a Milano nel 1985. Da allora l'artista ha tenuto numerose personali e collettive.
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