MECCANICHE DELLA MERAVIGLIA 19, 2025

Leonesia, Puegnago d/G
a cura di Kevin McManus
Il titolo della mostra, «Attorno», è rivelatore di una poetica ben precisa, di una lettura personale del rapporto che lega realtà e opera d’arte. Molti dei lavori presentati utilizzano la fotografia, indagandone la complessa ed enigmatica natura: alcune sculture, ad esempio, traducono la fotografia in strutture tridimensionali, che suggeriscono un’esperienza tattile della realtà mostrata (accanto all’immagine della paglia, il materiale stesso). Gran parte delle opere esposte in questa occasione, tuttavia, utilizza il formato di un dittico, costituito da una parte figurativa (fotografia o tempera su carta intelata) in bianco e nero, e da una parte monocroma: sta all’occhio del visitatore riunire immagine e colore in un’unica realtà.

Leonesia, Puegnago d/G
a cura di Alberto Fiz
Il titolo della mostra, «Attorno», è rivelatore di una poetica ben precisa, di una lettura personale del rapporto che lega realtà e opera d’arte. Molti dei lavori presentati utilizzano la fotografia, indagandone la complessa ed enigmatica natura: alcune sculture, ad esempio, traducono la fotografia in strutture tridimensionali, che suggeriscono un’esperienza tattile della realtà mostrata (accanto all’immagine della paglia, il materiale stesso). Gran parte delle opere esposte in questa occasione, tuttavia, utilizza il formato di un dittico, costituito da una parte figurativa (fotografia o tempera su carta intelata) in bianco e nero, e da una parte monocroma: sta all’occhio del visitatore riunire immagine e colore in un’unica realtà.

Museo Mirad’Or,
Chiesa di Santa Maria della Neve,
Torre del Vescovo – Pisogne
a cura di Flaminio Gualdoni
Il progetto, composto da tre installazioni site-specific di Albano Morandi (Salò, 1958), si presenta come un percorso diffuso: non una somma di esposizioni ma una narrazione visiva unitaria, che intreccia arte contemporanea, memoria storica, spiritualità popolare e paesaggio.
“Albano Morandi si conferma, con i progetti per Pisogne, un autore che, nel cuore della maturità, affronta temi cruciali del fare artistico – osserva Flaminio Gualdoni, direttore scientifico del Mirad’Or e curatore della mostra –. La componente teatrale delle sue invenzioni non mira a una spettacolarizzazione fine a se stessa, ma condensa un’esperienza ad alto gradiente di senso”.
Tra suggestioni intime e visioni astratte, l’artista invita a una flânerie contemporanea: un camminare senza meta, attento e poetico, tra rovina e germoglio, materia e luce, colori e natura. Le sue installazioni – che spaziano da delicate micro-composizioni a grandi interventi ambientali – aprono lo sguardo a possibilità multiple, come sogni che abitano lo spazio.

MO.CA – Centro per le nuove culture
a cura di Walter Guadagnini
Il ciclo della “Lotophagie” prende avvio nel corso del primo decennio del Duemila ed è tutt’ora in corso di sviluppo: non a caso la mostra odierna si divide in due grandi capitoli, il primo – “Serie 1” – composto da alcune opere recentemente ritrovate nello studio dell’artista, il secondo – “Serie 2” – composto invece da opere realizzate negli ultimi mesi appositamente per questa occasione. Una mostra di inediti, dunque, a confermare l’importanza che questo appuntamento riveste anche per l’artista bolognese. “Lotophagie” si ispira, come è evidente dal titolo, all’episodio dell’”Odissea” di cui sono protagonisti per l’appunto i mangiatori di loto, che attraverso l’assunzione dei fiori della pianta dimenticano il passato: metafora questa per Caccioni non tanto di un’assenza di memoria, ma della capacità della memoria di stravolgere la realtà, le apparenze stesse del reale, per dare vita a forme inedite e sempre sorprendenti. Il supporto utilizzato dal pittore contiene infatti la memoria del suo utilizzo originario, ma i segni e le figure presenti sulla carta perdono la loro funzione, trasferite come sono in un altro mondo – quello dell’arte figurativa – e ulteriormente modificate dall’intervento del pittore.
Interventi essenziali, di addizioni e sottrazioni di materie e pigmenti, che danno vita a forme sempre al confine tra l’evocatività del segno puro e il rimando a forme invece riconoscibili, alla ricerca di un’ambiguità che da sempre caratterizza il linguaggio dell’artista.

Bunkervik, Brescia
a cura di Marco Pierini
Una performance audio immersiva accompagnerà i visitatori in un percorso che vuole essere un inno alla trasformazione e alla partecipazione, in cui ogni reazione è possibile, imprevedibile, lasciata al sentire del singolo. Le voci poi si uniscono, prima a coppie e infine tutte assieme, delineando una melodia, che è poi quella dell’omonimo brano strumentale di Luca Formentini, inserito come bonus track nel doppio vinile I Am Ghosts.

Sottotetto di Palazzo della Loggia, Brescia
a cura di Ilaria Bignotti, Beatrice Cuccirelli e Camilla Remondina
Il percorso espositivo si apre nel piano ammezzato con Ron Ron, un’opera storica datata 1972, composta da un gomitolo di tessuto ed ecopelliccia, una presenza quieta che stimola nel visitatore la sensazione di trovarsi in un ambiente domestico e prosegue con un grande Alveare, una griglia soffice e chiara del 2017, un ulteriore rimando iconico alla casa e alla città, al luogo operoso dove ciascuno compie il proprio dovere per il bene della comunità.
Nell’ampio sottotetto, fluttua Quel che rimane del cielo, un grande lavoro del 2024 in tessuto azzurro, colore che suggerisce la vicinanza alla volta celeste, ma che rende contemporaneamente omaggio alla Città di Brescia. L’opera si unisce a un ideale “laboratorio ricostruito” dell’artista, un vero e proprio “retroscena” formato da molti tessuti e dagli strumenti attraverso i quali le stoffe vengono trasformate in creazioni artistiche.
MECCANICHE DELLA MERAVIGLIA 18, 2024

Melania Massaro e Camilla Remondina
25.5–7.9.2024
Museo di Scienze Naturali, Brescia
Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Torino, utilizza tutti i media artistici, dalla videoinstallazione alla scultura, dalla fotografia alla pittura sino agli schermi dipinti. Nel 2021 è entrata a far parte della Collezione Quirinale Contemporaneo. All’inizio degli anni Novanta avvia un’indagine dove la ricerca plastica si coniuga con le sperimentazioni video. I primi lavori denotano una personale rielaborazione dei linguaggi minimalisti e di quelli legati all’arte povera. Gillo Dorfles riconosce che l’opera di Cunéaz sia “messaggera d’una nuova e in buona parte inedita presa di coscienza circa il destino dell’arte visiva ai nostri giorni e forse in quello d’un prossimo futuro”.

26.5–3.11.2024
Leonesia - Fondazione Vittorio Leonesio, Puegnago d/G
Diplomato in Scultura con Marino Marini all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 1971, è difficile definire i confini della sua arte che è pittura, scultura video e fotografia. Negli anni della formazione accademica, entra in contatto con l’ambiente artistico milanese interessandosi agli sviluppi dell’arte cinetica e minimal. Comincia a utilizzare la fotografia già nel 1970 per registrare le azioni provocatorie messe in atto nel suo paese e la sua prima
personale nel 1972 alla Galleria Il Diaframma di Milano. Il suo lavoro però non si limita allo scatto o all’inquadratura: parte dall’idea, alla quale segue spesso un progetto, poi la
costruzione di un set e infine l’esecuzione della fotografia.
La ricerca di Zaza parte dall’idea che “l’arte non offre possibilità alternative alla condizione umana, ma è al contrario la risultante di questa condizione”. Le sue opere sono presenti in diverse collezioni pubbliche, a Basilea, Berlino, Centre Georges Pompidou e Musée d’Art Moderne Parigi, Stoccarda, Téhéran, Zurigo.

26.5–28.7.2024
Chiesa Cimitero Storico, San Felice d/B
Ha lavorato nello studio bolognese del pittore e cartellonista pubblicitario Sepo (Severo Pozzati), con il quale ha approfondito la propria formazione culturale e tecnica.
All’inizio degli anni Ottanta ha iniziato un’intensa attività artistica, che lo ha portato ad esporre in numerose mostre personali e collettive in Italia e in Europa. Il suo lavoro si è caratterizzato per un’intensa attività di ricerca, dapprima in ambito prevalentemente segnico e pittorico, poi sviluppando una particolare attenzione per il disegno, inteso sia come elemento installativo che come forma espressiva autonoma. L’interesse per l’esperienza visiva lo spinge a cercare sempre nuovi soggetti ed ambiti di attenzione, sia attraverso frequenti viaggi sia nell’esplorare la dimensione del quotidiano domestico con lo sguardo attento del viaggiatore.

15.6–15.9.2024
Palazzo Tosio, Ateneo Brescia
Era il 2002 quando Gualtiero Jacopo Marchioretto, Rocco D’Emilio, Dionigi Biolatti e Marco Orazi, studenti
all’Accademia delle Belle Arti di Torino, decisero di dare vita al collettivo. Padroneggiando varie tecniche di pittura, incisione, fotografia, grafica e scultura e giocando con vari materiali dal gesso alla resina, dalla ceramica all’alluminio, il collettivo crea un ponte tra l’arte antica, neoclassica e rococò e l’arte contemporanea. Attraverso l’ironia irriverente e il nichilismo, stigmatizzano stereotipi e idiosincrasie dei tempi moderni. Hanno all’attivo importanti mostre personali e collettive.

15.6–28.7.2024
Palazzo Averoldi, Brescia
Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, città dove tuttora vive e lavora. Esordisce giovanissimo, nel 1976, con una personale presso la Galleria Ferrari di Verona, che segna l’avvio ufficiale del suo percorso artistico, caratterizzato da uno studio ed una riflessione sulla superficie materica nell’ambiente e nello spazio.
Ha partecipato alla Biennale di Venezia, a Documenta di Kassel su invito di Germano Celant - dove espone il ciclo di sculture dal titolo "Momenti di pietra" (1980) e l’opera "Cieli" (1982), forme geometriche che richiamano strutture
megalitiche -, alla Quadriennale di Roma, alla Prospect di Francoforte. Ha tenuto mostre personali in musei italiani e stranieri ed in numerose gallerie. Sue opere si trovano in varie collezioni pubbliche e private.

16.6–31.8.2024
Parco del Castello, Moniga d/G
Bresciano di nascita, si forma professionalmente presso l’Ecole Internationale d’Art Floral con sede a Martigny in Svizzera in ricerca e sculture vegetali, arte in natura e composizioni di piante.
La filosofia su cui si basa il suo lavoro è la trasformazione di materiali “poveri”, che acquisiscono nuove forme attraverso tecniche di lavorazione, dove l’elemento vegetale è concepito come una scelta espressiva e alternativa
al linguaggio tradizionale. In questi anni ha svolto dimostrazioni e allestimenti di Land Art, pubblicati su
riviste nazionali, da “Gardenia” a “Brava Casa”.
LE NOSTRE MOSTRE PRECEDENTI
Gli spazi di MECCANICHE DELLA MERAVIGLIA ospitano sempre opere d'arte che stimolano la curiosità. Le nostre edizioni sono in continua evoluzione e cambiamento, proprio come il passare del tempo e le esperienze di vita. Se desideri consultare uno dei cataloghi che abbiamo tenuto in passato sotto ogni descrizione troverai il link per poterlo scaricare.
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MECCANICHE DELLA MERAVIGLIA
VENTENNALE
19 Maggio - 10 Dicembre 2023
Stupore e meraviglia sono le parole chiave di questa edizione che vuole attirare l’attenzione dello spettatore e definire un senso di visibilità delle cose. Un’occasione per riflettere sul senso dell’arte a prescindere dalle mode o dalle famiglie attraverso alcuni degli autori più interessanti della scena artistica contemporanea italiana che presentano installazioni e opere site-specific all’interno di luoghi particolarmente suggestivi, ma poco conosciuti o addirittura inaccessibili al pubblico di Brescia città e di alcuni comuni del lago di Garda.
